STICK DI MELANZANE
Rubrica “Ingredienti per crescere” n° 5
A cura di Dott.ssa Federica Bonfante – TNPEE – e Dott.ssa Sara Pesaresi – Nutrizionista
La Terapista della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva parlerà dell’autismo nei bambini della scuola dell’infanzia, approfondendo alcune caratteristiche osservabili e fornendo alcuni spunti in merito a strategie attuabili per potenziare le competenze dei bambini.
La Nutrizionista proporrà una ricetta salata e riporterà alcune informazioni e consigli che possono essere d’aiuto in caso di selettività alimentare nell’autismo.
Il punto di vista della Terapista della Neuropsicomotricità dell’Età Evolutiva
Ricetta &…spunti di riflessione sull’autismo e su alcune strategie
Il disturbo dello spettro autistico è un disturbo pervasivo dello sviluppo: si tratta di una serie di alterazioni a livello cerebrale che comportano compromissioni a livello di abilità sociali, comunicative e comportamentali.
I soggetti con autismo nascono con questo disturbo; ad oggi non sono ancora del tutto chiare le cause: si parla di multifattorialità, per cui molteplici cause (anche alterazioni genetiche) agiscono insieme e modificano la traiettoria di sviluppo. Le persone con autismo hanno problemi di comunicazione, interazione sociale, comportamenti o interessi limitati o ripetitivi, in modo più o meno marcato; in alcuni casi può essere inoltre presente un ritardo cognitivo. Proprio per la variabilità delle manifestazioni, si parla di Spettro.
La diagnosi può avvenire a 24 mesi circa, in modo affidabile, sebbene nei casi più espliciti i sintomi si possono osservare già a 12-18 mesi; in molti casi, tuttavia, la diagnosi avviene in età più avanzata (scuola dell’infanzia o primaria). Nei casi più lievi o ad alto funzionamento, in cui nel corso degli anni sono state ben compensate le difficoltà, si può arrivare a diagnosi anche in adolescenza.
Vediamo ora quali possono essere gli ambiti con caratteristiche specifiche per questo quadro.
Comunicazione
Possono essere presenti ritardi nel linguaggio verbale, uno scarso utilizzo del non verbale (gesti, triangolazioni), un disinteresse per la comunicazione. Ma le competenze linguistiche possono essere sviluppate in altri soggetti, che possono presentare ecolalia (ripetizione di parole e frasi) o ricorrere allo scripting (ripetizione di frasi tratte da film oppure da conversazioni ascoltate) ed avere difficoltà a esprimere i propri bisogni o a chiedere aiuto.
Interazione sociale
Gli aspetti che solitamente appaiono più evidenti sono la mancanza o la riduzione della risposta al richiamo del loro nome, l’apparire isolati e scarsamente reattivi nelle situazioni sociali, il contatto visivo limitato. Quest’ultimo non è un qualcosa di naturale per molte persone con autismo e richiede molto sforzo: può suscitare una sensazione negativa di invasione e confusione, un eccesso di stimoli nel combinare le informazioni uditive (scambio verbale) e visive (contatto visivo/facciale).
Comportamenti ripetitivi e interessi ristretti
L’esecuzione ripetuta di azioni è detta stimming e può aiutare la regolazione emotiva; possono anche svilupparsi interessi focalizzati su argomenti, oggetti o attività specifiche. Il rimanere assorbito in un’attività può infatti compensare le difficoltà di regolare le emozioni e l’attenzione verso gli altri, un po’ come staccare la spina; le attività ripetitive, inoltre, sono conosciute a fondo e sono rassicuranti, gratificanti, attivano i sistema di ricompensa. I movimenti stereotipati sono invece un aiuto a concentrarsi, regolare le emozioni in caso di ansia o stress, ad esempio in relazione al fastidio o al malessere provato in relazione a consistenze, colori, luci, suoni.
Sensibilità sensoriale
La sensibilità agli stimoli sensoriali (luce, suoni, odori, gusti, tatto) è comune in molte persone con autismo: i soggetti possono non tollerare rumori forti, determinate consistenze, indumenti, alimenti, o non gradiscono il contatto fisico. L’ipersensibilità può spaventare o mandare il bambino in tilt anche in seguito a una piccola esposizione agli stimoli, in quanto, seppur minima, l’esposizione è sufficiente per sovraccaricarlo.
Rigidità nelle routine
Per le persone con autismo è spesso molto difficile adattarsi ai cambiamenti di routine o agli imprevisti. Le alterazioni nel sistema sensoriale e cognitivo non permettono infatti di elaborare previsioni su ciò che sta per accadere e la difficoltà a comprendere i comportamenti degli altri crea un senso di imprevedibilità. Inoltre, ogni situazione o evento è vissuto come nuovo ed è necessario darne un senso. I cambiamenti possono portare a momenti di disregolazione, che spesso appaiono come momenti “esplosivi”.
Abilità motorie e funzioni esecutive
Non sono rare le difficoltà nello sviluppo della motricità globale, dell’equilibrio, della manipolazione, delle prassie, della grafomotricità. Può essere presente il cammino sulle punte. Possono inoltre essere presenti difficoltà nelle abilità visuo-percettive, nell’attenzione, nell’organizzazione; la velocità di elaborazione può essere ridotta a causa della difficoltà di integrazione delle informazioni. Tali deficit ostacolano l’osservazione, la comprensione, la pianificazione e nell’attuazione del compito.
Come sostenere il bambino?
Alla base di tutto è necessario conoscere il bambino nelle sue specifiche caratteristiche, per poter comprendere il suo funzionamento e modulare di conseguenza le richieste, che devono essere reali e specifiche, per evitare di andare incontro a frustrazioni e ridurre i momenti di disregolazione. Non è presente una strategia unica e risolutiva, ma vanno applicate varie strategie in sinergia e a più livelli. È inoltre fondamentale entrare in relazione con il bambino per potergli offrire situazioni e occasioni di apprendimento, di comunicazione e di interazione, sempre in modo graduale e paziente.
Qualche idea se….
- Il bambino non guarda: promuovere l’attenzione condivisa (es. usando gesti, giocattoli interessanti, elementi divertenti), richiedere il contatto visivo solo se fondamentale e senza obbligare il bambino;
- Il bambino sta da solo: proporre un gioco con coetanei con interessi simili, dare al bambino un ruolo semplice e divertente, definire azioni e ruoli in modo chiaro e con supporti visivi;
- Il bambino fatica a interagire socialmente: creare un situazione favorevole mediante giochi apprezzati dal bambino (es. giochi da tavolo e di costruzione strutturata), in cui si possono sostenere i comportamenti sociali, le regole, le emozioni; fare notare e tradurre i messaggi non verbali, sia del bambino che degli altri;
- Il bambino fatica nella comprensione: semplificare le indicazioni, accompagnarle con segnali, gesti, immagini e facilitatori visivi; favorire la collaborazione e alternare compiti facili e difficili; ridurre eventuali rumori di fondo, ottenere l’attenzione, rallentare;
- Il bambino ripete parole e frasi: usare un linguaggio semplice, fornire scelte concrete e un modello di risposte corrette, usare immagini e supporti visivi, porre domande chiuse; bisogna puntare a modificare gradualmente il comportamento;
- Il bambino non comunica in modo adeguato: insegnare a chiedere e a dire di no, questo lo aiuterà ad avere un atteggiamento meno fisico; creare occasioni per motivarlo a comunicare, senza incalzarlo con domande;
- Il gioco è limitato: partire dalle iniziative del bambino, imitando il suo gioco e aumentando la complessità o inserendo gradualmente elementi diversi, sempre all’interno di routine divertenti e coinvolgenti. Se vi sono interessi ristretti, si possono usare come aggancio per inserirle in attività, interazioni con altri, imparare qualcosa di nuovo;
- Il bambino fatica ad affrontare i cambiamenti: organizzare l’ambiente, i materiali e il tempo, essere chiari e prevedibili nelle indicazioni, avvisare se i piani cambiano, dare esempio concreto di come affrontare il cambiamento (strategie di coping), usare agende visive e promemoria visivi;
- Il bambino presenta movimenti stereotipati: cercare di cogliere la funzione di questi comportamenti e il modo in cui lo aiutano ad affrontare l’ambiente, sostenere il bambino nell’imparare a usare questi comportamenti in modo più adattivo, in ambiente sicuro e in momenti opportuni, senza volerli eliminare o bloccarli fisicamente, magari cercando un comportamento sostitutivo. È importante valutare il grado di interferenza per capire se e come intervenire;
- Il bambino reagisce in modo inaspettato: valutare gli input sensoriali e tararli in relazione alla sensibilità del bambino, creare uno spazio sicuro in cui il bambino si possa rifugiare in caso di crisi per calmarsi; non evitare completamente tutti gli stimoli, proporre alternative;
- Il bambino è disorganizzato: organizzare gli spazi, eliminare le distrazioni, rendere espliciti, sequenziare e semplificare i passaggi delle attività; concedere delle pause per favorire l’attenzione;
- Il bambino si perde nelle sequenze complesse: rimuovere dall’ambiente gli stimoli lo confondono e lo distraggono quando deve elaborare le informazioni, dare tempo e aspettare, preferire richieste singole.
Il punto di vista della Nutrizionista
Problematiche alimentari &… autismo
Tra le problematiche che sono spesso presenti nei bambini autistici si osservano frequentemente difficoltà di tipo alimentare, in particolare quella che viene definita “selettività alimentare”.
Per selettività alimentare si intende l’assunzione di una limitata varietà di cibi che il soggetto seleziona in base a varie caratteristiche dell’alimento, come consistenza, colore, odore, sapore.
La scarsa varietà alimentare aumenta il rischio di complicazioni mediche, portando a situazioni più complesse, assimilabili a quello che viene definito “disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo” (ARFID), un disturbo della nutrizione in cui la caratteristica principale è l’evitamento o la restrizione nell’assunzione di cibo che determina un’incapacità nel soddisfare i bisogni nutrizionali da parte del soggetto, in associazione ad almeno una delle seguenti caratteristiche:
- significativa perdita di peso
- significativo deficit nutrizionale
- dipendenza dalla nutrizione enterale o dall’uso di supplementi nutritivi
- marcata interferenza nel funzionamento psicosociale
Queste condizioni possono avere un forte impatto nella gestione della quotidianità familiare, influendo negativamente sugli altri componenti della famiglia e rappresentando per loro un grande fattore di stress.
Nonostante ciò le difficoltà alimentari vengono messe in secondo piano rispetto ad altre problematiche.
Selettività alimentare, sensibilità sensoriale e comportamenti ripetitivi
E’ stato ipotizzato che la selettività alimentare possa essere una manifestazione dei comportamenti ripetitivi che si osservano spesso in caso di autismo: ad esempio, la necessità di utilizzare sempre gli stessi utensili (piatti, bicchieri, etc.), come viene disposto il cibo nel piatto e la richiesta continua di consumare gli stessi alimenti.
Tra le varie componenti chiave coinvolte nella selettività alimentare nelle persone autistiche c’è la sensibilità sensoriale, una caratteristica core dell’autismo, come riportato nel DSM-5 in cui si parla di ipo/iper—responsività sensoriale all’interno dei criteri diagnostici per il disturbo dello spettro autistico.
L’alterata elaborazione degli stimoli sensoriali può provocare l’eliminazione di alcuni alimenti che possono determinare uno stato di ansia nel soggetto autistico.
Selettività alimentare e fattori organici
I soggetti autistici spesso presentano anche disturbi gastrointestinali come reflusso gastroesofageo, stitichezza, condizioni che possono contribuire alle difficoltà alimentari e provocare esse stesse la selettività alimentare: ad esempio, il bambino potrebbe evitare il pomodoro perché questo alimento può rappresentare un problema in caso di un’infiammazione delle mucose a livello gastroesofageo dovute a reflusso.
Allo stesso modo la selettività alimentare può determinare un problema a livello gastrointestinale: una scarsa assunzione di fibra (componente che si trova in frutta, verdura, legumi, prodotti integrali, etc.) può provocare una condizione di costipazione.
Interventi nutrizionali e autismo
Essendo l’autismo una condizione molto complessa potrebbe essere utile l’intervento di più figure sanitarie per risolvere le problematiche alimentari come la nutrizionista, la logopedista, il gastroenterologo, l’allergologo, la psicoterapeuta.
La nutrizionista, durante i primi incontri con i genitori del paziente, raccoglie varie informazioni attraverso più strumenti come il diario alimentare, il video dei pasti, dei questionari…
Dopo aver escluso varie problematiche organiche che – in caso – possono essere risolte anche solo grazie ad una modifica delle abitudini alimentari (come l’assunzione di più fibre ed acqua per la stitichezza), insieme al resto dell’équipe, ai genitori e ad altri caregivers conivolti nei pasti del bambino vengono definiti gli obiettivi del percorso.
Varie strategie possono essere utilizzate, tra queste la strategia del fading (sfumatura) in cui quantità molto piccole di cibo o bevande nuove sono aggiunte in modo molto graduale all’interno di cibi o bevande preferiti. A questa strategia si può associare un rinforzo positivo proposto nel caso in cui il soggetto svolga la richiesta proposta (ad esempio guardare la tv dopo aver consumato un pezzo di zucchina). Nel tempo il rinforzo e la richiesta verranno modificati per incrementare l’obiettivo prefissato; il tutto può essere proposto strutturando una token economy specifica.
Il perché di questa ricetta
Molti bambini selettivi autistici riescono ad accettare le cose fritte e una “dieta beige/bianca”, come le patatine fritte a sticks.
Facciamo finta che il bambino accetti questo alimento, un alimento per lui familiare che, quindi, non gli crei ansia. A questo bambino vorremmo far aumentare l’assunzione di verdure, proponendo l’assunzione della melanzana. Possiamo introdurre la melanzana facendoci aiutare da questa ricetta suddivisa in 3 step. Nel primo passaggio, rendiamo la melanzana più simile possibile ad una patatina fritta, quindi la tagliamo a sticks, togliamo la buccia viola e la friggiamo. Se l’alimento viene così accettato si può passare allo step successivo lasciando la buccia, ma continuando a mantenere la forma a bastoncino e la cottura. L’ulteriore step è quello di modificare la cottura da quella fritta a quella al forno, più salutare.
Nel caso in cui il bambino avesse delle grosse difficoltà già al 1° step, si potrebbe ipotizzare un altro percorso partendo dalle immagini, da dei cibi in plastica, da dei giochi da fare con l’alimento in questione, senza mangiarlo.
Le varie strategie dovranno essere personalizzate in base alla situazione di partenza, sia del bambino sia dell’ambiente in cui vive.

